Walter è morto, viva Walter

Mi dispiace che Veltroni si sia dimesso. Ormai mi ero affezionato. Poteva fare di più, certo. Ma la dirigenza è fatta di persone, molte, e non hanno appoggiato il loro leader a dovere, leader eletto dai fondatori del PD.

Ma il PD che fine farà? Ci vuole un’attenta riflessione. In proposito, posto una lettera scritta all’Espresso:

Il Pd non c’è più. Ritorniamo ai Ds

Gentile dottoressa Rossini,
qualche settimana fa, poco prima dell’inizio del 2009, intervenendo alla rubrica Lettere e risposte da Lei coordinata mi sbilanciavo in una previsione sul 2009 allora imminente e sullo snodo per l’opposizione rappresentata in parlamento dal PD che avrebbero avuto le elezioni regionali sarde.
E sostenevo che le stesse avrebbero avuto una valenza sovraregionale e, se vinte dalla destra.avrebbero significato per l’opposizione un lungo periodo di buoi e sofferenza.
Le elezioni sono state celebrate, il candidato di facciata della destra sostenuto dal presidente del consiglio dei ministri ha stracciato Renato Soru e il cavaliere nero ha conseguito due obiettivi a lungo perseguiti: riprendersi la Sardegna con un candidato fantoccio oramai presidente e bruciare Soru per qualsiasi sua ambizione nazionale futura: chi lo vorrebbe come premier un ” neoperdente ex di successo” come è ormai patron Tiscali?
Ha ottenuto anche una terza cosa, questa forse imprevista: le dimissioni di Veltroni da segretario del PD: non a caso tale Cicchitto se ne è ironicamente (?) rammaricato dichiarando che lo avrebbe preferito ancora per 15 anni segretario dei democratici.
E ti credo!

Ma ormai tutto questo è passato e la politica non vive di passato ma di proiezione futura.
Ora si aprono nuovi scenari:
– che fare del PD
– come organizzarsi per le prossime scadenze elettorali amministrative (personalmente considero le Europee ininfluenti sulla politica nazionale ed anzi foriere di ulteriori strappi nell’area democratica, nascenti addirittura dalla collocazione in Europa della (sparuta?) pattuglia di democratici europarlamentari eletti a Giugno, dove l’astensionismo la farà da padrone: non credo che raggiungeremo il 60% dei votanti e poi dovremo conteggiare le schede nulle e bianche, che non saranno poche. Nel mio piccolo preannuncio l’astensione sin da ora, a meno che:
– il PD, questo PD non amato dalla sua stessa base, si scinda e si ritorni a DS (o come ci si vorrà chiamare, anche PCI paradossalmente non sarebbe di scandalo: AN ha ancòra la fiamma MSI nel simbolo) più Margherita (o come si vorranno chiamare)

– il nuovo DS recuperi il rapporto a sinistra con tutti i partiti nati dalla sua costola e con i verdi(patto notarile a salvaguardare diritti ma soprattutto doveri degli alleati) cedendogli seggi in aree in cui questi sono più radicati. Ed allontani i Radicali (Capezzone che oggi porta la voce di Arcore sino a dicembre 2007 era al governo con Prodi)

– questa nuova formazione di sinistra/sinistra sinistra si presenti all’elettorato sapendo che i suoi eletti in Europa non siederanno con Binetti e Rutelli

– il nuovo segretario della sinistra sia eletto quanto prima usando il metodo delle primarie: se vincerà Bersani sarà un buon viatico non già per le Europee (già perse, non nascondiamocelo) ma per Firenze e Bologna.

– il nuovo partito della sinistra si offra all’alleanza con l’ex Margherita su base elettorale e solo su quella: il PD è nato male, cresciuto peggio, morto dopo breve ma intensa e dolorosissima agonia.

– siamo entrambi legati gli uni agli altri per poter sperare in un futuro meno cupo, Rutelli è già verso il centrismo puro ma avrà anche lui la sua scissione e si potrebbero riscoprire le figure di indipendenti anche cattolici ma candidati nelle fila della sinistra (Raniero la Valle ne fu un esempio all’epoca del PCI berlingueriano).

Qui non è più tempo di alchimie politiche: è tempo di atti concreti,di riscoperta di radici ed orgogli ingiustamente sopiti: i miei ora defunti genitori, operai per tutta la loro vita e per sempre del PCI erano fieri della loro scelta e mia mamma era anche una fervente credente. Non ho mai avvertito ipocrisia in questo.
Non l’hanno eretto i nostri padri il muro di Berlino nè i gulag nè Pol Pot era italiano.
Noi in Italia abbiamo avuto Berlinguer, Amendola, Jotti
Io non sono mai stato comunista, ma sono da sempre stato e sono di sinistra. E cattolico.

Non voglio finire rappresentato da Teodem o ex sindaci di Roma passati dal pacifismo non violento al bacio della pantofola del papa regnante.
Ma neanche da Paolo Ferrero e dal suo motto “al governo mai all’opposizione sempre”.

Rifacciamo la sinistra, diamoci un mese di tempo e tiriamo fuori segretario programma alleanze.
Il cavaliere nero è un gladiatore (termine non casuale..)?
Benissimo.
Sfruttiamo il suo tallone d’Achille la sua personalità assetata di successi: non è invincibile siamo noi che ci stiamo convincendo che lo sia.
Reagiamo.
Adesso, o sarà troppo tardi.

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