Archivi categoria: Società e costume

Catto-comunisti vs clerico-fascisti

Da che parte stare? La risposta è facile. Almeno per me.

Pensavo che la fusione tra le parti più progressiste dei due partiti che hanno fatto la storia del dopoguerra italiano, seppur con i loro limiti, fosse una cosa positiva, e lo credo tutt’ora, nonostante il PD non sia partito benissimo. Penso anche, come molti, che l’esperienza dell’Ulivo sia la sola a poter sfidare la destra, come l’ha fatto in passato e potrebbe fare in futuro, anche se sotto una nuova veste. Franceschini incarna tutto ciò, forse ben più di Veltroni.

Penso d’altra parte che l’alleanza con la sinistra sarebbe auspicabile, con la parte buona della Sinistra, rappresentata per me da Vendola. Le sfide sono molte, gli attriti possibili, probabili, ma preferirei perdere una Binetti e guadagnare un Bertinotti per provare a uscire dall’immobilismo, dal rischio dell’eterna opposizione e dal pericolo populista-dipietrista. Però la condizione è che ci sia unità a sinistra e che l’autolesionismo si concluda per sempre. Quello che sogno sono due partiti, uno socialdemocratico e uno di sinistra radicale, uniti per sconfiggere la destra. Un sogno, appunto.

Credo che una deriva reazionaria, se non autoritaria (non esageriamo…), sia in atto e che l’unità dell’antifascismo, base della costituzione, sia un valore da salvaguardare. Quella unità era composta da tanti rami diversi ma che partivano da un unico tronco di democrazia, pluralismo e rispetto delle regole e degli altri, qualità che oggi molti si sognano e che sono antitetici rispetto al berlusconismo. Vorrei rifuggire dall’equazione Berlusconi uguale fascismo, anacronistica e dannosa, ma è un fatto che per 50 anni la destra non è stata al potere e c’è tornata con lui, con tutto quel che ne consegue e che è sotto gli occhi di tutti. Il problema non è il fascismo ma la destra, che in Italia ha sempre portato guai.

La destra, come concetto, può avere aspetti positivi, adesso non voglio metterlo in dubbio, molti partiti conservatori nel mondo sono rispettabili, utilissimo per una sana alternanza, perlomeno. Però devono essere partiti amanti della democrazia e ripettosi di tutti, come si chiede a chiunque calchi l’arena politica. Persino AN, se non in tutti ma in diversi componenti, l’ha capito, o ce lo vuol far credere, e in questo Fini è bravo, dopotutto hanno avuto un percorso storico evolutivo e vogliono essere accettati, dopo anni e anni d’esilio dal governo (prima del ’94, naturalmente, o per meglio dire, dal 2001…). Ma Forza Italia deve ancora dimostrarci di essere completamente democratico, in quanto partito-azienda, caratterizzato dalla cieca fede mel suo leader, a cui tutto è concesso. Ma ormai sta per fondersi e il dubbio rimarrà.

La nostra destra attuale, cioè il PDL, discende forse più dall’Italia liberale che dal fascismo, ma dalla sua parte peggiore, la più reazionaria, appunto, quella che non voleva le masse tra i piedi, che al massimo voleva dominarle demagogicamente quando non poteva spararci addosso. In più, è clericale, questo sì. Non tanto in quanto credente ma per comodità, sottomessa al Papa e alla sua influenza per un cinico calcolo. Vi consiglio di visitare Wikipedia alla voce Fascismo clericale. Beccati in pieno.

Io sono catto-comunista. Cresciuto in una famiglia di sinistra, sono stato a scuola dalle suore e mia nonna è cattolicissima. Fin da piccolo, da quando ho iniziato a ragionare con la mia testa, ho sempre pensato che l’uguaglianza promossa da Gesù fosse la stessa di Matteotti. Adesso ho le idee più chiare, sono quasi ateo (è dura uscire dal tunnel…), sinceramente laico e l’unica cosa che mi rimane dell’insegnamento cattolico è di trattare il tuo prossimo come vorressi essere trattato tu. Qualcuno che conosco potrebbe dire anche che non dico parolacce per “colpa” delle suore. Vabbè, due cose allora. (Non è vero, comunque).

Tutto questo per dire che non mi suona così strano il PD. O forse sì?

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Japan

Coincidenze. Eventi diversi con fattori comuni. Susseguenti in pochi giorni. Mesi. Anni.

La passione di mia sorella per la musica punk e per i manga (cose “normali” per una 13enne) mi ha portato a conoscenza di Nana, cartone giapponese, più propriamente un anime, che parla di due amiche ventenni nella Tokyo del 2000 e di due gruppi musicali rivali. Tante storie di tanti personaggi, tutti belli e tutti nevrotici, con mille problemi alle spalle ma ancor più di fronte. Giovani d’oggi insomma, musica e sentimenti a palla.

Devo ammettere che lo sto guardando, e mi piace, poi è bello condividere qualcosa con la propria sorellina, ancor di più adesso che sta diventando grande. Mi rispecchio abbastanza in certe situazioni del racconto, in fondo l’età è quella, anche se il tutto è filtrato dall’occhio femminile. D’altronde, non credo in una marcata differenza di genere, che certo esiste ma non incide quanto ci vogliono far credere, secondo me.

Sta di fatto che il disagio è universale. Ed è presente ad ogni età, ma è tipico del passaggio all’età adulta. Oggigiorno questo momento di transito è sempre più lungo e più evanescente, c’è ma non si vede, permane anche oltre i 30 anni e per qualcuno non passa mai. Il precariato, acuito dalla crisi economica, quasi un licenziato, ne è concausa, peggiora la situazione già di per sè critica del dover crescere e crearsi.

L’Italia e il Giappone sono simili in alcune cose. Primo, l’anzianità della popolazione, le più alte del già vecchio Occidente. Secondo, una classe politica inefficace, figlia di un’influenza americana lunga 50 anni, nata in seguito a una dittatura fascista, proprio come noi. Terzo, i giovani in crisi. Le grandi somiglianze finiscono qui. La superiorità economica giapponese, soprattutto tecnologica, era indiscussa… fino a qualche tempo fa. In ogni caso, resta tra le prime 5 potenze economiche. La cultura tradizionale è diversissima dalla nostra, come leggevo sul Manifesto tempi addietro, non c’è il cattolicesimo, tanto per dirne una, l’etica è ben diversa. La società è chiusa dal resto del mondo, nonostante l’ingerenza USA di vecchia data, ma aperta all’innovazione, tecnologicamente futuribile.

I giovani vivono la teenage wasteland come loro concerne, altalenando tra gioia e tristezza, armonia e scempio, brillantezza e fugacità. Cercano un senso, spesso una guida. Da un punto di vista non possono contare che su loro stessi, singolarmente o i più fortunati in coppia, ma d’altra parte non possono fare a meno degli altri, famiglia, amici, la società nel suo insieme. Attenzione ai falsi però, amici e miti e valori. Mi viene in mente Dio è morto del mito (vero) Guccini, canzone sempre attuale, profetica.

Per concludere, arriviamo all’ultimo numero di Internazionale (n. 785), penultima coincidenza nipponica. Si parla dei giovani al tempo della crisi, appunto, e dell’ultima mania del Giappone, non un manga, non un videogame, nè una moda, ma un LIBRO. Perdipiù vecchio di 80 anni: Kanikosen, ovvero I pescatori di granchi, storia dei lavoratori di un peschereccio che si uniscono per combattere per i loro diritti. Novella socialista, caso editoriale del 2008, simbolo di una presa di coscienza?  Sta di fatto che sono molto aumentati gli iscritti al Partito comunista giapponese (10.000 in più), soprattutto tra i giovani dai 20 ai 30 anni, proprio mentre la borsa è ai minimi degli ultimi 25 anni.

Chiudo con una allegra: il brillante ultimo post di Claudio Rossi Marcelli nel blog di Internazionale, qui di seguito il link

http://www.internazionale.it/interblog/index.php?itemid=2764

Da non perdere.