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Ci meravigliamo?

Insabbiare

di EZIO MAURO

Non potendo rispondere, se non con la menzogna, Silvio Berlusconi ha deciso di portare in tribunale le dieci domande di Repubblica, per chiedere ai giudici di fermarle, in modo che non sia più possibile chiedergli conto di vicende che non ha mai saputo chiarire: insabbiando così – almeno in Italia – la pubblica vergogna di comportamenti privati che sono al centro di uno scandalo internazionale e lo perseguitano politicamente.

E’ la prima volta, nella memoria di un Paese libero, che un uomo politico fa causa alle domande che gli vengono rivolte. Ed è la misura delle difficoltà e delle paure che popolano l’estate dell’uomo più potente d’Italia. La questione è semplice: poiché è incapace di dire la verità sul “ciarpame politico” che ha creato con le sue stesse mani e che da mesi lo circonda, il Capo del governo chiede alla magistratura di bloccare l’accertamento della verità, impedendo la libera attività giornalistica d’inchiesta, che ha prodotto quelle domande senza risposta.

In questa svolta c’è l’insofferenza per ogni controllo, per qualsiasi critica, per qualunque spazio giornalistico d’indagine che sfugga al dominio proprietario o all’intimidazione di un potere che si concepisce come assoluto, e inattaccabile. Berlusconi, nel suo atto giudiziario contro Repubblica vuole infatti colpire e impedire anche la citazione in Italia delle inchieste dei giornali stranieri, in modo che il Paese resti all’oscuro e sotto controllo. Ognuno vede quanto sia debole un potere che ha paura delle domande, e pensa che basti tenere al buio i concittadini per farla franca.

Tutto questo – la richiesta agli imprenditori di non fare pubblicità sul nostro giornale, l’accusa di eversione, l’attacco ai “delinquenti”, la causa alle domande – da parte di un premier che è anche editore, e che usa ogni mezzo contro la libertà di stampa, nel silenzio generale. Altro che calunnie: ormai, dovrebbe essere l’Italia a sentirsi vilipesa dai comportamenti di quest’uomo.

(28 agosto 2009)

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Daydream

Un mattino ti svegli e ti senti diverso, più deciso, sicuro. Hai la mente lucida e sai quello che vuoi, e sei pronto a lottare per ottenerlo. È un sogno che ti indica la strada, ti ha svegliato nel cuore della notte e non puoi dimenticarlo, così vivido e reale ancora adesso come in quel momento buio, quasi una premonizione. Non aspetti che si avveri.

Ma non si avvera. Eppure quelle mani ti restano in mente. Mani familiari ma così estranee. Lontane. Arriverà un altro sogno, come sempre. Rimarrà un’immagine sovraimpressa, le sensazioni si stratificheranno e una pila di fotogrammi ti seppellirà, ma non ti salverai dall’eterno ritorno. Cerchi la liberazione ma ti tocca la libertà, libertà di naufragare, di perderti ma non del tutto, libertà di fare la spola, libertà ristretta.

Aspetti allora un sogno liberatorio, incisivo, che ti porti alla libera consapevolezza che agogni ma non trovi. Ti rifugi nel futuro o cerchi un segno dal passato. Aspetti la verità, aspetti colei che possa salvarti. Aspetti.

Ma prima del sogno cosa c’era? Sì, ieri? Ci sarà ancora,no?